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30 November Arcobaleni(S)carichiSe non puoi amarmi, amore mio, perdona il mio dolore.
Non guardarmi sdegnato, da lontano. Tornerò nel mio cantuccio e siederò al buio. Con entrambe le mani coprirò la mia nuda vergogna. (Tagore)
Affondo i pensieri stanchi nel ricordo di quel che è stato, di ciò che vorrei ancora, che forse non tornerà più. Corro, scappo, m'inseguo con gl'occhi eppure non mi trovo. Il mio stomaco è un mare in tempesta che non trova sfogo, che non si piace, che non sa come deve fare. Unghie lunghe, affilate sul vetro. Lo specchio di quel che sono. Affogo, ansiosa di scoprire il mio destino, nuvole rapide, scure all'orizzonte. Tempesta. Ma si sa, oltre le nuvole il cielo è sempre sereno... 23 November Pen(Sieri)RetroAttiviIntintiInUnaTavolozzaDiColoriSpenti...Oziare. Pensare.
A volte è proprio bello il suono del silenzio.
Il rumore dei pensieri che ti affollano la testa, i più disparati, contorti, impensabili.
Le idee che ti costruiscono la Vita.
Se ci pensi bene, la base della Vita stessa.
Vorrei poter avere più tempo per capire, per capirmi ed ascoltare quella musica che m'arriva dall'anima. E allora dall'ozio potrei intuire la mia vera natura, e la mia vera strada, quella autentica cui sono destinata...
E invece no. In questi tempi frenetici io lavoro, lavoro, lavoro. E a volte non ho oppure il tempo di stancarmi.
Passo da un cielo all'altro indistintamente, senza confini, senza tracce apparenti di tutte le Vite che mi scorrono davanti alle mani, che m'affollano, spingendo rumorose, la mente.
Sono qui eppure non ci sono.
Cerco la mia dimensione, il mio regno.
Piccola Cenerentola imbalsamata in un giardino di ranocchi ignoranti.
Vorrei mangiare la mela, ma anche quello sarebbe troppo per il mio essere così docile. Cerco una strega che mi liberi dall'incantesimo, ma trovo solo chi mi dà una spinta sempre più giù, verso il punto di non-ritorno.
Forse siamo solo tutti troppo stanchi, d'intingere la nostra Vita nei colori fluorescenti di qualcun altro...
Forse la soluzione sta tutta nel chiudere gl’occhi per credere d’essere l’unico essere al mondo, e costruirsi un’esistenza autentica, così come la si vuole sinceramente.
Soluzione? Eppure senza gl’altri non siamo niente.
Aneliamo il contatto di chi c’è accanto, la conferma, il supporto. Chiediamo se sia giusto. Vogliamo decidere, c’illudiamo di poterlo fare, ma siamo poi perpetuamente schiavi del giudizio, del mondo, dello sguardo di un esterno che cerchiamo di sopraffare e del quale siamo irrimediabilmente succubi.
Ecco la vera natura dell’uomo: essere sopraffatti illudendosi di sottomettere.
E’ il cane che si morde la coda, il circolo vizioso cui tutti partecipiamo da sempre.
E’ il cerchio della Vita.
Mi chiedo chi sono, cosa faccio, cosa mi piace. Ma in fondo, m'accorgo che siamo tutti uguali.
Stessi giorni, stessi giochi, stesse paure. Vorremmo saper di più per consolare la nostra anima sapendo che non siamo soli nelle nostre fobie, nelle nostre manie, nei giorni e nel nostro imperterrito cercare. Nella voglia di avere sempre di più. Com’è giusto che sia.
Non amo scoprirmi, non posso. Nemmeno io mi conosco così tanto da poter raccontare di me tutto d’un fiato.
Ci sono cose del mio essere che fatico a ricordare. Ci sono cose del mio essere che fatico a comprendere.
E se potessi avere la visione d’insieme, sarei forse la donna perfetta.
Mi perdo nei suoni duri, a volte freddi e metallici della musica, quegli stessi suoni capaci di diventare leggeri, docili, quasi liquidi, che mi toccano la sensibilità, che mi abbracciano lo spirito.
Ecco cosa adoro. Essere coccolata dal mondo. Essere stretta tra le braccia dell’immenso, aver la luce che mi sfiora il viso e mi fa strizzare gl’occhi un po’, sentirne il profumo invadermi la mente e non dover più pensare ad altro. I suoni.
I suoni sono la mia passione. Il suono del giorno, del buio, persino il rumore del silenzio.
E poi le parole. Mi diverto a creare nuove forme con le parole, con il loro dolce scivolar sulle labbra e nelle orecchie, negl’occhi di chi sta davanti. Adoro gl’intrecci d’immagini che possono creare, associazioni disparate, comiche, dolci, leggere, tristi, a volte assurde. La sorpresa per la scoperta.
Cosa c’è di più bello dell’immaginazione?
E poi l’arte. In tutte le sue forme.
Mi commuovo di fronte a tutto ciò che è slancio interiore, talento, comunicazione. Quella stessa comunicazione che un po’ mi spaventa, parte di quell’universo cui sono attratta e che rifuggo un po’, nel tentativo di capire.
Capire e crescere. Il mio cervello pigro non ne ha mai abbastanza.
E il contatto. Quello un po' mi spaventa. Sono qui, nel mio rifugio telematico da dove posso scoprirmi un po'. Ma non del tutto.
In fondo, la sottile barriera di uno schermo è una protezione pesante da tutto il resto. Dal bello e dal brutto del mondo, senza nasconderne però i colori autentici. Quelli che posso vedere attraverso gl'occhi dell'Anima. 22 November RumoreSordoCheMiSoffocaIlRespiro...I pensieri cominciavano ad essere troppo ingombranti.
Il rumore troppo forte.
Lo spazio tropp’angusto.
La vista chiedeva spazio, in questo cielo di grigiore cupo che mi soffoca la vita.
E allora…allora eccomi qui.
Una voce tra tante, una voce come tante, come tutte le altre con qualcosa da gridare, una voce soffocata tra le piume d’un cuscino scomodo da gestire, da custodire senza lamenti, lenzuola fresche di bucato e troppo perbenismo.
E allora…ecco il mio spazio per gridare…
Ho paura…
Me ne pentirò?...
“(…)Dinanzi a me non fuor cose create
Se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”.
(Inferno, 3, 7) |
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